La Storie di Halloween di Sofia C.

IL COSTUME DI MARINO

Era la notte del 31 ottobre e Marino si stava preparando per andare a fare “dolcetto scherzetto”. Frugo’ nella sua cesta di vecchi costumi e riusci’ a trovare poche cose che gli andassero ancora bene: dei denti da vampiro, un cappello da stregone, rattoppato e consumato e un completo da elfo. Se li mise e si guardo’ allo specchio, dove si accorse che nulla era coordinato, quindi, con un lieve velo di tristezza sul volto, uscì, pronto a raccogliere più dolcetti possibili. Marino notò che nessuno quando lo guardava aveva paura; anzi scoppiavano a ridere! Allora scoraggiato e infelice se ne tornò a casa, dove , per consolarsi, incominciò a mangiare i pochi dolciumi che era riuscito a racimolare. Tra caramelle, lecca lecca e marshmellow gli capitò qualcosa di molto duro sotto i denti e senza pensarci due volte, lo sputò: era una bellissima spilla, dorata e lucente, tanto che Marino ci si specchiò.

La attaccò alla sua maglia verde da elfo e rimise la mano nel sacchetto delle caramelle raccolte con l’intento di continuare a mangiare, ma si rese conto che erano finite; così in un momento d’ira pronunciò le parole “io odio Halloween!”. In quell’istante la spilla emise una forte luce argentea e ne uscì un essere che fece gelare il sangue a Marino. Era un fantasma, ma non un fantasma normale: al posto della bocca aveva una ragnatela che veniva continuamente tessuta da due piccoli ragnetti neri. Al posto degli occhi aveva... non si capiva bene cosa fossero, ma a Marino sembravano grandi caramelle che gli risultavano vagamente ipnotiche. Il suo corpo era opaco e si riuscivano a distinguere tante figure che compivano determinate azioni e in una mano, aveva una grande zucca, da cui si intravedeva una lucina fioca. Dopo una lunga pausa di silenzio, dalla bocca di marino uscirono due timide parole: “chi sei?”.

Il fantasma fece per parlare; ci si sarebbe aspettato che avesse una voce cupa e profonda; e invece no. Aveva una vocina stridula, acuta e anche rassicurante:

“Salve Marino, ti devo comunicare che, ahimè , sono giunto fin qui dall’aldilà per avvisarti che la tua luce si sta per spegnere”. Dopo un po’ aggiunse “che scortese, non mi sono presentato; sono lo spirito di Halloween”.

Solo allora Marino capì che quelle figure sul corpo non erano altro che immagini di tutti i suoi Halloween passati. “Oh, vedo che hai trovato la spilla che il mio collega ti ha nascosto nel sacco...aveva capito che qualcosa non andava in te. Vedi Marino quando tu ad halloween sei triste, la fiamma della tua zucca si spegne; ognuno ne ha una e se questo accade non avrai più voglia di festeggiare Halloween e, quando morirai diventerai come me, un fantasma costretto a vagare per le strade ogni 31 ottobre ed a cercare persone infelici, per aiutarle a non commettere il suo stesso sbaglio”.

Detto questo il fantasma scomparve lentamente. Marino rimase paralizzato, non sapeva se stesse sognando o avesse allucinazioni per il troppo zucchero; fatto sta che dopo qualche istante il fantasma ricomparve:

“scusa, mi sono dimenticato che per non far spegnere il fiammifero dentro la zucca, devi trascorrere questa notte felicemente, d’altronde, come hai sempre fatto!”.

Sparì di nuovo. Marino finalmente si sbloccò, capì che non sognava, perciò, prese il suo costume scoordinato, che infondo a lui piaceva e uscì con la sua sacca ormai svuotata. Non avrebbe mai sopportato l’idea di non trascorrere Halloween mai più. All’inizio, a metterlo alla prova, ci furono delle risate di beffa di un gruppo di ragazzi vestiti tutti da scheletri e spiritelli. Marino iniziò a sentirsi speciale, ma si accorse della sua originalità solo quando, bussando alla porta della casa di una vecchia signora, lei disse: “Ti meriti una porzione in più di caramelle per la tua originalità”.

Anche gli altri iniziarono ad apprezzare il suo costume, infatti si divertirono a scambiarsi cappelli e mantelli tra loro. Marino trascorse un Halloween felicissimo e la sua zucca riprese a brillare come mai prima d’ora.

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