La super fan fiction di Natalia - Parte 9

La super fan fiction di Natalia - Parte 9

«Quanto manca?» chiedo a mamma.
Stiamo andando a Roma, e siamo in viaggio da due ore. Il mio stomaco non reggerà ancora a lungo.
«Fra un’oretta arriviamo» risponde lei.
Sara ha la penna fra i denti e un foglio in mano. Stiamo cercando di pensare ad alcune canzoni. Magari, Simon vuole farci partire subito.
Mi domando come riusciremo ad arrivare al successo.
«La prossima la potremmo chiamare… Happiness, che te ne pare?» chiede.
«Sì, suona bene!» rispondo.
Lei scrive il titolo a caratteri cubitali sul foglio a righe.
Buttiamo giù qualche idea per il testo. Non siamo bravissime a scrivere i testi delle canzoni, ma cosa ci si può aspettare da due ragazzine? E poi, sono sicura che qualcuno ci aiuterà.
Mamma accende la radio. Torn di Natalie Imbruglia invade tutta l’auto. Ci mettiamo a cantare e riconduco subito questa canzone ai ragazzi, perché questa è la loro prima canzone cantata ad XFactor come gruppo.

I thought I saw a man brought to life
He was warm, he came around like he was dignified
He showed me what it was to cry
Well you couldn’t be that man I adored
You don’t seem to know, don’t seem to care what your heart is for
But I don’t know him anymore
There’s nothing where he used to lie
My conversation has run dry
That’s what’s going on, nothings fine I’m torn

I’m all out of faith, this is how I feel
I’m cold and I am shamed lying naked on the floor
Illusion never changed into something real
I’m wide awake and I can see the perfect sky is torn
You’re a little late, I’m already torn

So I guess the fortune tellers right
Should have seen just what was there and not some holy light
To crawl beneath my veins and now
I don’t care, I have no luck, I don’t miss it all that much
There’s just so many things that I cant touch, I’m torn

I’m all out of faith, this is how I feel
I’m cold and I am shamed lying naked on the floor
Illusion never changed into something real
I’m wide awake and I can see the perfect sky is torn
You’re a little late, I’m already torn, torn.

There’s nothing where he used to lie
My inspiration has run dry
That’s what’s going on, nothings right, Iìm torn

I’m all out of faith, this is how I feel
I’m cold and I am shamed lying naked on the floor
Illusion never changed into something real
I’m wide awake and I can see the perfect sky is torn
I’m all out of faith, this is how I feel
I’m cold and I’m ashamed bound and broken on the floor
You’re a little late, I’m already torn.

Per il resto del viaggio, ascoltiamo la radio. Passa Story Of My Life.

Arriviamo a Roma alle sette e mezzo di sera. L’appuntamento con Simon è fissato per domattina alle undici, in un appartamento in Via dei Condotti, che, come Simon ha spiegato a mamma, è lo stabilimento Syco in Italia.
Abbiamo prenotato una camera in un piccolo albergo nella periferia di Roma chiamato Il Castelletto, perché è a forma di castello e, appunto, è piccolo.
Parcheggiamo l’auto nel parcheggio dell’hotel ed entriamo.
L’ingresso è piccolo e accogliente, illuminato e caldo. Le pareti sono color salmone e sono tappezzate da quadri. Il receptionist, un ragazzo sulla ventina, ci saluta calorosamente. «Buonasera, benvenuti all’hotel Il Castelletto!»
«Buonasera! Ehm… Senti, abbiamo prenotato a nome di Neri Alessandra…» dice mamma.
«Ah, sì! Prego, vi accompagno in camera!» fa lui. Ci dirige verso una camera al pian terreno, facendoci passare da un corridoio. In fondo ad esso, riesco a vedere l’angolo colazione. «Come avrete visto sul sito, questo albergo non offre servizi culinari, a parte la colazione. Davanti al nostro hotel, però, c’è un ristorante molto carino e molto buono. Se vi va, potete cenare lì» ci informa.
È un ragazzo carino: alto, biondo, occhi azzurri, naso leggermente storto, pelle chiara. Non è romano.«Sì, grazie»
Il ragazzo porge le chiavi della sua camera a mamma e lei apre la stanza. È molto sobria, con le pareti rosa pesca, un grande letto con le lenzuola color pastello. C’è un comodino di mogano accanto al letto e una porta di legno d’acero che porta, probabilmente, al bagno.
Mamma entra e ci dice che verrà a chiamarci per cenare fra mezz’ora. Poi chiude la porta.
Poi, lui da le chiavi della nostra camera a Sara e ci accompagna fino alla nostra stanza, che è quella accanto.
La nostra camera è molto simile a quella di mamma, se non fosse per il colore: le pareti sono arancioni e le lenzuola color giallo canarino.
Noi lo salutiamo e lui chiude la porta. Poggiamo le borse sul pavimento e ci buttiamo sul letto. È morbido e soffice.
Ci stiamo per addormentare, quando mi alzo di scatto. «Sara, dobbiamo ancora cenare!»
Dalle borse, estraggo i vestiti. Il mio è un abito corto, con il corpetto nero e la gonna a scacchi. Quello di Sara, invece, è tutto bianco, attillato.
Ci spogliamo velocemente, ci laviamo e indossiamo i vestiti. Mi metto le ballerine nere, e Sara i sandali bianchi.
Ci pettiniamo e io mi infilo una fascia colorata in testa.
Dopo due minuti, sentiamo bussare. Apro la porta e c’è mamma. «Siete splendide!» ci dice.
Prendiamo dei cardigan e ce li mettiamo sulle spalle, poi usciamo e chiudiamo la porta.
Usciamo dall’hotel e ci dirigiamo verso il ristorante davanti all’albergo.
Appena entriamo, un sacco di ragazze ci guardano e due di loro ci vengono a chiedere l’autografo.
Cosa cavolo sta succedendo?
Firmiamo l’autografo e ci sediamo al nostro tavolo.
«Ma cosa…?»
Sento il cellulare vibrare nella tasca. Lo prendo e lo sblocco. Guardo le notifiche. Ce ne sono tantissime di Twitter. Ci clicco sopra, e capisco.
“@onedirection follows you”, “@NiallOfficial follows you”, “@Real_Liam_Payne follows you”, “@Harry_Styles follows you”, “@Louis_Tomlinson follows you”, “@zaynmalik follows you”, “@5SOS follows you”, “@ashton5sos follows you”, “@calum5sos follows you”, “@michael5sos follows you”, “@luke5sos follows you”, “@onedirection mentioned you: Who – ho! These girls are AMAZING!  @HalfAnHourOfficial”, e inoltre un sacco di altri account di fan dei ragazzi iniziano a seguirci.

E mi accorgo che questo è solo l’inizio.