La super fan fiction di Natalia - Parte 7

La super fan fiction di Natalia - Parte 7

«Allora, ci spiegate sì o no quel che è successo?» domanda Chiara, masticando la sua pizza.
Siamo alla pizzeria da un po’, ma non abbiamo ancora fatto parola di ciò che è successo. Mamma se n’è andata circa dieci minuti fa, dicendoci che alle tre verrà a riprenderci.

Il luogo è carino: siamo all’aperto, nel retro, su una specie di davanzale che, però, poggia per terra. Il pavimento è a scacchi, e ai lati ci sono due colonne bianche che sorreggono il soffitto. Abbiamo preso un tavolo per sette e ordinato. Io, Chiara ed Eleonora abbiamo preso tre margherite con patatine, Mara ha ordinato una capricciosa, e Sara e Angelo hanno chiesto due al prosciutto e funghi.
Sorseggio la mia Coca Cola, poi poggio il bicchiere sul tavolo. «Avevamo i pass per il concerto – non dico niente riguardo Mark – e abbiamo incontrato i ragazzi…» dico. Non so come la prenderanno.
«Vacca boh, ragazze! Madonna, siete state fortunate!» dice Angelo, che per poco non spruzza la Fanta dal naso.
«Davvero, oh! Noi siamo solo riusciti a farci battere il cinque da Zayn, che non è una cosa da poco, però, voglio dire, vogliamo mettere a confronto incontrarli di persona?» fa Eleonora.
«Vi odio!» scherza Chiara. «Perché non ce l’avete detto ieri?» continua.
«È che ci sembrava di fare un po’ troppo le esibizioniste…» si inventa Sara. «Ma non è finita qui…»
«Già. Abbiamo deciso di cantare una canzone perché, sapete, noi abbiamo il canale e abbiamo fatto quel mash-up di She Looks So Perfect e Best Song Ever… Quindi abbiamo deciso di farglielo sentire, e a loro è piaciuto…» dico, prima di venire interrotta da Mara.
«Aspettate! Vuol dire che c’erano anche i 5SOS?» chiede.
Annuiamo.
«Oh, how I wish that was meeee…» intona. Pensavo che l’avrebbero presa peggio.
Ridacchiamo.
«Dicevate?» fa Michela, dopo aver dato un morso alla sua crosta.
«Stamattina hanno chiamato Simon su Skype e gli hanno detto di vedere alcune cover, e gli sono piaciute! Allora, i ragazzi stamani, verso le dieci e un quarto, sono venuti all’hotel dove stiamo…»
«Ah, ecco perché c’erano tutte quelle persone…» dice la ragazza.
«Esatto. E hanno chiesto di parlare con noi. Va beh, alla fine ci hanno chiesto di firmare un contratto con la Syco…» dice Sara.
«No, ragazze. Voi ci state prendendo in giro! Mio Dio, ma come avete fatto?» fa Eleonora, mentre gli altri ci guardano a bocca aperta, con la pizza ancora da buttare giù.

Dopo aver pranzato, ci chiedono più dettagli, e Mara ne approfitta per chiederci anche dei 5 Seconds Of Summer.
Le tre arrivano in un volo. Mia mamma arriva puntualissima, con in mano le borse. «Forza, ragazze. Il treno parte fra poco»
Ci alziamo di malavoglia e salutiamo i nostri nuovi amici. Loro continuano a complimentarsi con noi e perfino con mia mamma.
Sara dice che li chiameremo presto, poi li abbracciamo.
Mamma chiama un taxi, che arriva dopo due minuti. Ci infiliamo dentro, e ripenso alla limousine con la quale ci siamo spostate stanotte.
«Alla stazione, grazie» dice mia mamma al tassista.
«Subito, signora!» fa lui, e ingrana la marcia.
Per tutto il viaggio, non diciamo nulla. Io mi diverto a spellarmi le mani. Di estate, le mie mani diventano secche e si formano delle pellicine sul mio palmo.
La strada è piena di macchine, ma fortunatamente la fila non è troppo lenta.

Arriviamo alla stazione, mamma paga il tassista e prendiamo le borse. Entriamo nel grande edificio della stazione, dove si trovano vari negozi, e ci dirigiamo verso le rotaie.
Ci mettiamo a sedere su una panchina, dove aspettiamo il treno.
È un po’ deprimente dover tornare a casa, ma di cosa posso lamentarmi? Ho assistito al concerto migliore della mia vita, ho conosciuto di persona i miei idoli, e Simon Cowell vuole firmare un contratto discografico con noi.
Il treno arriva puntualmente alle tre e quarantacinque. Saliamo e facciamo vedere il nostro biglietto al controllore. Mamma entra in un vagone, noi in quello accanto, che è vuoto. Ci sediamo una davanti all’altra e parliamo.
Prendo dei fogli e una penna e apro il tavolino. Iniziamo a buttare giù qualche idea per le canzoni. Intanto ascoltiamo la musica, e ci divertiamo un sacco.
Poi, faccio un disegno delle persone che abbiamo conosciuto in questi due giorni. Intanto, disegno me e Sara. Accanto a lei, disegno Angelo, un ragazzo basso ma carino, i capelli scuri a ciuffo, simili a quelli di Zayn, gli occhi azzurri, il naso un po’ grande e la faccia coperta di lentiggini. Fra lui e Sara disegno dei cuoricini. Poi, Mara, i capelli scuri e lunghi, mossi, gli occhi color nocciola, il naso all’insù, alta. Eleonora è quella che viene dopo. Assomiglia molto ad Angelo, anche se i suoi capelli sono più lunghi ed è molto più alta di lui. Dopo disegno Michela, magra, alta, i capelli biondi, gli occhiali, le lentiggini chiare. A seguire, faccio Chiara, più bassa di Michela ma più alta di Angelo, mora, con i tratti del sud, gli occhi scurissimi e penetranti, la faccia paffutella. Infine, disegno gli 1D e i 5SOS tutti intorno. Faccio Harry con i suoi capelli riccioluti e scurissimi, le fossette, il naso grande, gli occhi verdi. Niall con i suoi capelli per metà biondi e per metà mori, il naso leggermente storto, gli occhi blu. Louis con il suo piccolo nasino, il suo nuovo taglio di capelli, gli occhi azzurri, i suoi tratti infantili. Liam, con lo sguardo sicuro e gli occhi color nocciola, la barbetta e le sue labbra carnose. Zayn, con il suo ciuffo moro, i lineamenti orientali, gli occhi scuri e penetranti. Calum, con gli occhi scuri leggermente a mandorla, anche se non è asiatico, il caschetto nero, le guancie paffute. Luke, con il piercing al labbro e gli occhi azzurrissimi. Ashton, i capelli biondi e ricci, le fossette e gli occhi neri. Michael, con i capelli di colori diversi, gli occhi grandi e neri, le labbra rosse.

Sara mi osserva mentre disegno, dicendo che sono bravissima. 

Sorrido, poi le porgo il disegno. «Tienilo tu, dai» le dico.
Lei lo prende. «Grazie, Nani! È bellissimo!» fa lei, guardandolo.
«Uh, aspetta!» esclamo, strappandoglielo di mano. Aggiungo una scritta: “I’m sorry if I say ‘I need you’, but I don’t care, I’m not scared of love. Cause when I’m not with you I’m weaker. Is that so wrong? Is it so wrong? That you make me strong – 28 June 2014” con i font dei One Direction e dei 5 Seconds Of Summer.
Le ridò il foglio e, nonostante sia solo il ritornello di una canzone scritto su un disegno, le viene da piangere.
Mi abbraccia e mi ringrazia per tutto, perché, dice, senza di me lei non riuscirebbe ad andare avanti.
Così, ci troviamo a piangere l’una abbracciata all’altra nel vagone vuoto di un treno.

Dopo esserci riprese, decidiamo di guardare i video del concerto che abbiamo fatto, un po’ con malincuore, perché, prima di rivedere i ragazzi, dovremo aspettare un po’.
Per il resto del viaggio, cantiamo le canzoni di ieri sera e proviamo a trovare le parole o la base giusta per le nostre.
Quando il treno arriva a Livorno, abbiamo una canzone pronta e una a metà. La prima l’abbiamo intitolata Half An Hour, alla seconda manca solo il ritornello e il titolo. 

Mia mamma viene a chiamarci e scendiamo dal treno. Usciamo dalla stazione e cerchiamo il posto dove abbiamo lasciato la macchina.
Appena troviamo l’auto, entriamo e mamma parte. Prende il CD che ho fatto io, contenente tutte le canzoni dei ragazzi, e lo mette nella radio, così durante il viaggio siamo accompagnate dalla musica dei ragazzi. Siccome i genitori di Sara dovranno stare via per qualche giorno, lei rimane a dormire a casa nostra, un punto a nostro favore per pensare alle canzoni.
Mamma, durante il viaggio, non fa altro che canticchiare e parlare di quanto siamo state fortunate e di quanto siano simpatici i ragazzi e di quanto lei sia fiera di noi, e piange.
Ci dice che, appena arriveremo a casa, chiamerà Simon, e noi due non vediamo l’ora.

Prima di arrivare a casa nostra, passiamo da quella della mia amica per riferire tutto ai suoi genitori, che sono felicissimi, e per prendere ciò che serve a Sara per dormire a casa mia.
Quando arriviamo a casa, non sto più nella pelle.
Stiamo per parlare con Simon Cowell. Stiamo per diventare delle vere e proprie cantanti.