La super fan fiction di Natalia - Parte 6

La super fan fiction di Natalia - Parte 6

Mi sveglio solo grazie allo squillo del cellulare, verso le dieci e mezzo. Alzo la testa controvoglia, e prendo il cellulare che si trova sul comodino della nostra camera di hotel, affittata online prima del concerto.
Siamo un po’ fuori da Milano e, nonostante ieri notte abbiamo provato in tutti i modi a convincere mamma a restare all’Hotel Savoia, l’hotel in cui stiamo è molto deprimente, forse per il colore delle pareti, forse perché mi sento triste di mio.
Guardo il telefono, e sullo schermo compare il nome di Angelo. Rispondo.
«Oh, Angelo!» dico con la pochissima voce che mi è rimasta. Sara scatta a sedere, svegliandosi di scatto non appena sente quel nome.  
«Che dice?» mi fa, sussurrando e avvicinandosi per sentire.
«Ehm, Natalia, intanto buongiorno, poi, volevo chiederti… Vi va di venire a pranzare con noi?» domanda, senza voce.
«Uhm, non so… Chiedo a mamma…» gli rispondo. Esco dalla mia camera ed entro nella sua, seguita da Sara. Mi guardo intorno, ma non la vedo. «Credo sia in bagno… Facciamo così: ti chiamo appena so qualcosa!»
Lui dice che va bene. Ci salutiamo, poi mi infilo il cellulare nella tasca del pigiama. Mi metto a sedere sul letto sfatto.
«Allora?» chiede Sara.
Le spiego la situazione, poi le chiedo se sa dov’è mia madre.
«No… Mi sono alzata adesso…»
Mi alzo in piedi, preoccupata. Mi avvicino alla porta del bagno e busso. «Mamma?» chiedo. Nessuna risposta.
Prendo di nuovo il telefono, lo sblocco e apro la rubrica. Clicco sul nome “mamma” e chiamo.
Uno squillo.
Due.
Tre.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Segreteria telefonica.
Torno in camera e mi cambio in tutta fretta, indossando i vestiti di ieri sera, seguita da Sara. Lei si infila le ciabatte, io, invece, vado scalza. Apro la porta e la richiudo subito dopo che lei è uscita, poi ci precipitiamo giù per le scale. 

Ho paura. 

Salto i gradini due a due, la moquette mi fa solletico sotto i piedi nudi. Scendo l’ultimo gradino, poi sento delle urla di ragazze. Mi giro per vedere da dove provengano e… non posso crederci.
Alle porte, chiuse fuori, ci sono un sacco di persone che urlano, scattano foto, registrano video.
Poco più in là, dentro, cinque figure girate di schiena, sedute sulle poltrone della hall. Mi sento svenire. Vedo mia mamma che li guarda e parla con loro. Poi ci vede, e ci fa cenno di avvicinarci.
Sento un nodo in gola e vorrei piangere. Sara è paralizzata e, per la prima volta, i nostri ruoli sembrano scambiati.

I ragazzi girano le teste e ci sorridono. Dietro di noi, sentiamo arrivare qualcuno. Ci giriamo, e vediamo una miriade di fan che scende dalle scale e urla.
Prendo Sara per il polso e corro verso mamma e i ragazzi, appena prima che due guardie sbarrino la strada alle altre.
Ci accomodiamo su due sedie vicino a mia mamma. Non capisco cosa cavolo stia succedendo. So solo che ho gli One Direction davanti a me per la seconda volta in sette ore.
Sto iniziando a sentirmi veramente male. Le ragazze, fuori e dentro, urlano e piangono, e ci guardano con sguardi assassini. I ragazzi chiedono alla receptionist, un po’ sconvolta pure lei, una stanza o comunque un luogo più appartato dove poter parlare senza disturbi. La donna ci indica una stanza e ci dice che possiamo andare lì. Loro si alzano per primi e si mettono nel centro della hall, dove Harry grida un “we love you” molto forte, in modo che sia le ragazze dentro che quelle fuori possano sentire.

Poi, altre persone della sicurezza ci accompagnano nella stanza. Due entrano e due rimangono fuori.
Ci fanno sedere sul letto, mentre loro stanno in piedi davanti a noi.
Prima, però, li abbracciamo di nuovo, perché, andiamo, non capita tutti i giorni che qualcuno di famoso voglia parlare di sua spontanea volontà con te.
«Farò da traduttore» ci spiega mia mamma.
«Ok…» dico, con un filo di voce.
I ragazzi parlano, e mamma traduce. «Ieri sera, o meglio, notte, vi abbiamo sentito cantare…» dice Harry.
«E strillare…» aggiunge Louis, guardando Sara, che ora ride.
«Ma non è questo il punto… Abbiamo fatto sentire la registrazione a Simon stamattina via Skype… » fa Liam. A differenza di quel che hanno detto Harry e Louis, che ho capito senza bisogno dell’aiuto di mamma, quel che dice Liam è incomprensibile, per via della velocità con cui parla.
«Abbiamo chiesto ad Alessandra se poteva darci il video di ieri sera, e poi gli abbiamo detto di vedere alcune vostre cover su Youtube…» spiega Niall.
«Beh, a Simon è piaciuta molto la vostra voce, e volevamo chiedervi…» dice Zayn, che si ferma per farci stare sulle spine.
Se è quello che immagino, credo che mi butterò di sotto dalla finestra per l’emozione. Poi, se me lo dicono i ragazzi in persona, è ancora peggio.
«Volevate chiederci…?» domanda Sara, e mamma traduce.
Louis dice qualcosa, e a mamma, prima di tradurre, viene da piangere.
«La Syco vorrebbe firmare un contratto discografico con voi… Vi piacerebbe?» continua Louis.
Cosa? Oddio. Avevo ragione. Sapevo che lo avrebbero detto.
Rimaniamo a bocca aperta, il cuore che batte fortissimo.
«Are you joking?» chiedo, tremando.
Loro sorridono e fanno cenno di no con la testa.
Mi sento gelare il sangue nelle vene. Sarebbe il sogno di una vita.
Salto in piedi e strillo. Sara salta sul letto. Mi guarda ed annuisce. «YES!» diciamo all’unisono. È come se ci avessero invitato a nozze.
Vado immediatamente ad abbracciarli. Liam dice qualcosa.
«Magari potremmo collaborare insieme…» traduce mia mamma, che intanto si è unita all’abbraccio.
E dopo, è tutto strano. Non so se ridiamo o piangiamo. Tremiamo, e il mio stomaco è completamente sottosopra.
Vuol dire che… Vuol dire che diventeremo amici?
«Abbiamo dato ad Alessandra il numero di telefono di Simon. Quando volete, chiamatelo» dice Niall, scompigliandomi i capelli. Niall mi ha scompigliato i capelli. Diventerò sua amica. SUA AMICA! 

Mio Dio.

«Beh, ora dobbiamo andare. Ci sono un sacco di autografi da firmare e fan da consolare!» dice Zayn. Ci salutano un’altra volta, poi escono, lasciando noi tre nella stanza. Da fuori, sentiamo le urla farsi più forti appena i ragazzi escono.
«RAGAZZE! ODDIO!» urla mia mamma, poi ci abbraccia forte. «VI RENDETE CONTO? ODDIO!»
Quando ci siamo riprese un po’ tutte, mi accorgo di aver un certo languorino e mi ricordo che avrei dovuto chiamare Angelo un sacco di tempo fa. Chiedo a mamma se possiamo pranzare con loro, e lei accetta.
Ancora con le dita tremanti, digito il suo numero. Mi risponde Mara. Le dico che abbiamo trovato mia mamma e che ha detto che va bene. Lei mi chiede perché ho questa voce tremante, e le rispondo che glielo spiegherò dopo. Ci diamo appuntamento alla pizzeria dove pranzeremo, che si trova vicino a Piazza Garibaldi, all’una, ovvero fra un’ora e mezzo.

Ritorniamo velocemente nelle camere (mamma ne ha una a parte), e ci chiudiamo dentro. Sara ed io continuiamo a strillare e a saltare e a immaginare la nostra vita da star mentre ci laviamo e vestiamo con degli altri vestiti. Io indosso un paio di jeans corti, le mie Vans blu e una maglietta nera con scritto “Midnight Memories” in bianco. Sara, invece, si mette una gonna a fiori, ballerine rosa e una maglietta come la mia.
Prendiamo tutto quello che ci può servire e lo infiliamo nelle borse. Quando usciamo, mia mamma è fuori, sorridente.
«Andiamo?» chiede.
Noi usciamo e chiudiamo la porta a chiave.
Scendiamo le scale e diamo le chiavi al bancone della reception, chiedendo di tenercele.
Appena usciamo, sembra che i ragazzi non ci siano stati, a questo hotel, perché, fatta eccezione per qualcuno, non c’è più nessuno nella via dove si trova l’albergo.
Nonostante odi l’aria calda di Milano, mi sento sollevata appena la sento sulla mia pelle. Non so perché.
Non posso ancora crederci.
Diventeremo qualcuno. La gente saprà chi siamo. Saremo più di due semplici ragazze che fanno cover su Youtube.
Vorrei solo far vedere a tutti quello che mi dicono che sono una nullità, una fallita, che non combinerò mai nulla, il contratto che fra pochi giorni firmeremo.
Mentre ci avviamo verso il luogo stabilito, sento che, finalmente, qualcuno si accorgerà di me.