La super fan fiction di Natalia - Parte 5

La super fan fiction di Natalia - Parte 5

Mentre lo stadio di svuota, fra i pianti e le parole, Sara, mamma ed io aspettiamo Mark come ci aveva spiegato all’inizio. Siamo ancora scosse, Sara ed io non riusciamo a tenerci in piedi. Mamma ci da altra cioccolata per rimetterci in forze. «Wow! È stato fantastico!» dice.

Io e Sara annuiamo. Voglio piangere.
«Mamma… Dammi altra cioccolata» le ordino, tremando.
È finito. Dio mio, è finito tutto. Aspettiamo una mezz’oretta dopo che lo stadio è completamente vuoto prima di vedere Mark. Sale i gradini velocemente, a due a due, e arriva da noi come se non avesse fatto quella distanza immensa che separa i nostri posti dalla porta dalla quale è entrato.
Appena lo vedo, vorrei saltargli addosso.
Il mio cuore batte all’impazzata, e ho già le lacrime agli occhi.
«Follow me…» ci dice. Noi ci alziamo, prendendo la nostra roba, e lo seguiamo giù per le scale, fino al prato, poi sopra il palco che sta venendo smontato. Dietro di esso, c’è l’anello giallo, che oggi è stato utilizzato come “appoggio” per il palco. Scendiamo ed entriamo nelle quinte, dove una troupe di cameramen sta smontando le attrezzature. I ragazzi dovrebbero essere qui, in qualche stanza. E invece, Mark ci accompagna fino in fondo al corridoio. C’è una porta dalla quale usciamo. L’uscita è vuota. Probabilmente è per questo che Mark ha scelto di fare quel percorso. Mi domando dove siano i ragazzi.

Fuori, c’è la solita limousine. Saliamo e ci mettiamo a sedere. Nonostante la stanchezza e la voglia di dormire, cerco di rimanere lucida. Mark ci offre della Coca Cola con caffeina per rimanere sveglie, e noi accettiamo più che volentieri.
L’auto parte, e si ferma solo dopo un percorso durato quasi un’ora per via del traffico. Ci troviamo dietro all’Hotel Savoia, dove, come ci spiega Mark, alloggiano i ragazzi. Mark ci fa scendere velocemente, per evitare di farci vedere. Ma non c’è nessuno in giro, perciò ce la prendiamo con calma. Facciamo il giro ed entriamo nella grande hall dell’hotel. Mark fa vedere il suo pass al receptionist, che gli da il numero della stanza dove si trovano attualmente, una suite che hanno prenotato solo per incontrarci. Saliamo le scale, poiché la stanza si trova al terzo piano. Ogni scalino che facciamo equivale ad un battito perso. Tremo tutta, piango, rido, saltello. Guardo Sara, e mi sembra che si sia somministrata un’abbondante dose di cocaina: urla, gira, salta, fa delle risatine isteriche.
Appena ci troviamo davanti alla stanza numero 347 dell’hotel, due uomini alti e robusti vestiti di nero che si trovano davanti alla porta ci squadrano da capo a piedi.
È arrivato il momento, ed io mi sento malissimo. Ho lo stomaco in subbuglio e le gambe fanno fatica a reggermi.
Mostriamo uno a uno i nostri pass, e quando abbiamo finito, uno dei due apre la porta e ci fa entrare.
Rimango abbagliata dall’enormità della stanza, e da tutto ciò che c’è dentro.
Mi guardo intorno. C’è una scrivania immensa, dove si trovano un cordless e del cibo.
Le pareti sono bellissime, decorate con disegni, simboli e lettere orientali.
Un’enorme finestra in fondo alla stanza è aperta e fa entrare l’afosa aria di fine giugno, e la stanza è illuminata solo dalle luci della città, fuori.
Ci sono quattro sedie ed un enorme letto matrimoniale, dove potrebbero tranquillamente dormire quattro persone adulte

E loro sono lì.

Bellissimi.

Che ci guardano, come se aspettassero qualcosa. 

Ricordo di quante volte abbia visto le foto delle fan con i ragazzi, e di quanto abbia sperato di esserci io, al loro posto. Ed ora, sono qui, davanti a loro.
Non posso crederci. Sono davanti ai nostri occhi. E ci sorridono.
Vorrei urlare e andare loro incontro, ma mi sento paralizzata. Dentro di me, in un luogo non definito, qualcosa mi dice che è il mio momento. Ma qualcos’altro, invece, mi fa rimanere lì penzoloni, perché sa che fra poco ce ne andremo e sarà l’addio più doloroso di tutti.
Osservo le fossette di Harry e Ashton, i denti perfetti di Zayn e di Luke, le piccole rughe intorno agli occhi di Niall, Calum e Louis, gli occhi accesi di Liam e Michael.
Mi sento male, come se la mia vita mi stesse davanti, e avessi l’opportunità di toccarla, abbracciarla, ma poi doverla lasciare andare.
«HI! OH MY GOD, I CAN’T BELIEVE THAT YOU ARE HERE… OR WE ARE HERE… I REALLY LOVE YOU, GUYS!» strilla Sara, saltando verso di loro. Tutti e nove si alzano e ci vengono incontro.
«She’s Sara» spiega Zayn, indicandola. «And she’s Natalia» continua, stavolta puntando il dito su di me, sorridendomi. Ah. Bene. Zayn Malik si è ricordato il mio nome e mi ha indicato.
«H… Hi…» dico io, timidamente.
I ragazzi rimangono sconcertati davanti al mio comportamento.
Non hanno tutti i torti.
Che diamine sto facendo? Mi sto facendo prendere dal panico? Andiamo, ho davanti due dei miei gruppi musicali preferiti, e me ne sto imbambolata a fissarli?Mi avvicino, prima titubante, poi sempre più decisa. Cingo tutti in un abbraccio. «Thank you for saving us everyday…» dico, con le lacrime agli occhi. Sto abbracciando i miei idoli, non posso crederci. Il loro profumo mi inonda i sensi. Sento delle mani accarezzarmi i capelli.
Lascio i ragazzi dall’abbraccio solo dopo due minuti buoni. Mia mamma viene verso di noi, e si presenta a tutti i ragazzi come “la mamma della fortunata Natalia e la migliore amica della mamma della fortunata Sara, Alessandra”. Loro, a loro volta, dicono i loro nomi, convinti che mamma non li sappia.
Poi, si mettono a sedere per terra, e ci chiedono di accomodarci accanto a loro. Io mi metto fra Niall e Ashton, che mi sorridono e mi fanno spazio. Ok. Calmiamoci. Sono solo seduta accanto a due ragazzi meravigliosi che mi hanno appena sorriso.
«Ehi, this is me!» fa Niall, toccando la mia maglietta e facendo una dolce risatina vedendo che arrossisco violentemente.
La risata di Niall è qualcosa di meraviglioso. Forse è per questo che mi piace tanto. Come Ashton, d’altronde. Le loro risate sono fantastiche, simili a quelle di due bambini.
Gli sorrido. «Yes, err… I love you» gli dico, molto tranquillamente, come se fosse la cosa più naturale del mondo, dire a qualcuno che lo si ama. Il problema è che mi sono veramente presa una gran cotta per il signorino Horan, e non so quando passerà.
«I love you too, Nat!» E, ditto questo, mi da un tenero bacio sulla guancia.
Deglutisco. Mi ha detto che mi ama. Ha pronunciato il mio nome. Mi ha baciato. Ha trovato un soprannome per me. Mi sta toccando. Vorrei che questo momento non finisse mai.
«And that’s me!» nota Louis, guardando Sara e la sua maglietta. «I know, I’m irresistible!» scherza.
Sara urla. «LOUIS TOMLINSON MI HA PARLATO! ODDIO!»
Io e mamma ridiamo, perché quando si comporta così, è esilarante.
Poi si gira verso i ragazzi, che sembrano spaventati. «I know, sometimes I can be very stupid…»
Loro ridacchiano, formando un’insieme irresistibile di risate.
Mi giro verso mamma, che sta riprendendo tutto col cellulare. Mi sorride.
«How did you get the passes?» domanda Calum. «The girls who won the passes gave you them?» continua, interessato. Calum Hood è interessato a me e questa cosa non fa affatto bene al mio cuoricino.
Forse qualcuno potrebbe pensare di essere un tantino esagerata a dire queste cose, ma è la pura verità.
Mamma capisce di dover uscire appena la guardo, perché sa che mi trovo molto in imbarazzo quando deve essere lei a spiegare la mia storia.
Così, appena dopo che è uscita, io e Sara troviamo la forza di raccontare tutto, cercando di sfruttare al meglio i termini che sappiamo dire in inglese. Diciamo anche quello che mamma non sa, nonostante io abbia provato a raccontarle tutto, dopo il mio tentativo di…
«Why do you hate yourselves? You’re so beautiful. We believe in you!» ci dice Ashton, che è sempre stato bravo a far rallegrare la gente. Ci accarezza.
Mi sento le farfalle nello stomaco.
Gli altri concordano. Ci dicono che dobbiamo essere forti e che loro ci sorreggeranno sempre, anche quando penseremo che ci considerano solo fan, mentre noi li consideriamo il nostro tutto. Loro, dicono, ci penseranno sempre.

Faccio un lungo e silenzioso pianto, e loro vengono ad abbracciarmi e a rassicurarmi, facendo lo stesso con la mia amica.
Siamo fra le braccia di nove persone che adoriamo, che ci stanno ascoltando e si commuovono anche per quello che diciamo. Che ci stanno sostenendo. Che dicono proprio a noi due che siamo bellissime e che credono in noi. E mi sto chiedendo come riesca a mantenere la calma, come riesca a rimanere ferma quando avrei voglia di uscire sul terrazzo fuori dalla finestra, riempire i polmoni con più aria che posso ed urlare a tutta Milano “I miei idoli credono che sia bella!”
Ringraziamo tutti per quello che ci hanno detto, e aggiungiamo che sono delle persone fantastiche. Poi, prendiamo i cartelloni e glieli mostriamo, in ordine, in modo che si possa ricostruire la vita di ognuno di loro.
Tutti sono molto stupiti dal nostro lavoro, e qualcuno addirittura lascia cadere qualche lacrima.
Ci dicono che siamo fantastiche e che, senza di noi, sarebbero il nulla.
Il pass è valido per un’ora, e noi siamo dentro da venticinque minuti.
Mamma entra e continua a fare il video. Si siede accanto a Mark, e discute con lui.
Decidiamo di consegnare i libretti che abbiamo fatto, che in totale sono dodici: uno per ognuno, uno per ogni band ed uno in generale.

Gli sfogliano insieme a noi, e sorridono ogni volta che girano le pagine. Dicono che sono dei regali fantastici.

Ci chiedono se ci è piaciuto il concerto, la nostra canzone preferita di ognuno dei due gruppi e la parte del concerto che abbiamo preferito. Alla prima domanda, rispondiamo entrambe di sì, alla seconda, mentre lei va sicura su Over Again e Beside You, io ammetto di amare tutte le canzoni e di non sapere quale dover scegliere. Alla terza, diciamo tutto il concerto, sia quello di apertura che quello vero e proprio.

Poi, ci facciamo forza e decidiamo di dare a Louis ed Harry un cartellone che avevamo fatto solo per loro due, dove abbiamo scritto alcune delle ragioni per cui crediamo in Larry, alcune foto ed alcuni disegni. Loro non si arrabbiano, anzi, riesco a vedere come un’illuminazione nel loro volto, un piccolo sorriso.

Siamo agli sgoccioli, e purtroppo sappiamo che fra due settimane, si saranno dimenticati di noi, così bisbiglio a Sara una cosa per far sì che questa sera sia indimenticabile per noi e per loro. Lei annuisce, ci mettiamo in piedi e continuiamo a bisbigliarci nelle orecchie. 

«Can someone borrow me a guitar, please?» chiedo ad un certo punto. Niall si offre di prestarmi la sua, un gesto molto carino che mi manda in paradiso. Impugno la chitarra, mentre Sara chiede il permesso ad Ash di prendere un tamburo per poterlo suonare come di solito fa lui, ovvero seduto su di esso. Lui glielo presta, e lei si posiziona. 

L’impugnatura della chitarra è per destri, quindi non trovo nessuna difficoltà nel suonarla. E non posso credere di stare per usare la chitarra di Niall James Horan.
Abbiamo deciso di cantare una mash – up cover di Best Song Ever e She Looks So Perfect, intitolata Best Song Ever Looks So Perfect e inventata da noi.

Ehi, ehi, ehi, ehi, ehi
Ehi, ehi, ehi, ehi,
Ehi, ehi, ehi, ehi,
Ehi, ehi, ehi…
Ehi, ehi, ehi, ehi,
Maybe is the way she walked (ehi, ehi, ehi)
Straight into my heart and stole it.
Through the doors and pass the guards (ehi, ehi, ehi)
Just like she already owned it.
If you don’t swim, you’ll drown
But don’t move, honey.
And we danced all night to the best song ever
We knew every line, now I can’t remember
How it goes, but I know that I won’t forget her
Cause she looks so perfect standing there
In my American Apparel underwear
And I know now, that I’m so down
Your lipstick stain is a work of art
I’ve got your name tattooed in an arrow heart
And I know now that I’m so down
Cause we danced all night to the best song ever
I think it went oh, oh, oh
I think it went ehi, ehi, ehi, ehi, ehi…
Let’s get out, let’s get out
Said her name was Georgia Rose
While I was out, I found myself alone just thinking about
Her daddy was a dentist
Would you wanna run away too? (I had a dirty mouth) Cause all I really want is you!
And we danced all night to the best song ever

Quando finiamo di cantare, loro ci applaudono e ci dicono che abbiamo delle bellissime voci e che suoniamo benissimo, un complimento che spesso mi sento dire ma che non altrettanto spesso mi capita di sentire dai miei idoli.

Mancano cinque minuti, nei quali approfittiamo per scrivere su cartelloni, libri e fogli l’hotel in cui alloggeremo questa notte, i nostri account Twitter, il nostro canale Youtube e i nostri numeri di cellulare, perché hanno detto che gli piacerebbe ascoltarci di nuovo. Alla fine, facciamo alcune foto tutti insieme, ci abbracciamo ed io e Sara diamo un bacio ad ognuno, naturalmente sulla guancia. Poi ci facciamo autografare alcuni poster, i loro libri ufficiali, delle fotografie, le borse, le magliette e perfino le cover dei nostri cellulari!

Verso le tre e mezzo di notte, siamo fuori dall’hotel, nella limousine, a sonnecchiare, con un grandissimo sorriso stampato sul volto e il cuore pieno di gioia. Un senso di felicità mi avvolge quando ripenso a “I love you too, Nat”.