La super fan fiction di Natalia - Parte 11

La super fan fiction di Natalia - Parte 11

«Ben, ci porteresti due caffè?» 
«Oh, andiamo Nat! Avete solo 16 anni! E poi, non sono il vostro schiavetto personale…»
Lo guardiamo. 
«Oh, andiamo! È da l’altro ieri che non dormiamo per questa cavolo di canzone!» si lamenta Sara.
«Ah, va bene! Voi volete qualcosa?» domanda Benjamin alle altre.

Siccome in due era troppo difficile lavorare, circa due mesi fa abbiamo “arruolato” altre quattro ragazze. I loro nomi sono Michela, Chiara, Mara e Eleonora. Esatto, sono le ragazze che abbiamo conosciuto al concerto. Cantano molto bene, e inoltre Michela e Mara suonano la chitarra, Eleonora il basso e Chiara il pianoforte. Angelo ha rifiutato di far parte del gruppo perché, come abbiamo potuto constatare, non è molto intonato. Però, è il ragazzo di Sara.

Abbiamo quasi completato l’album. Manca la seconda canzone, quella che, esattamente un anno fa, abbiamo iniziato a scrivere.
L’album, il nostro primo album, si chiamerà Colours In My Head, in onore di una delle canzoni.
Sono uscite tutte le canzoni tranne la seconda, e abbiamo caricato i video musicali di Half An Hour, Colours In My Head e Nobody Gets Alive, diventati anche singoli.
Half An Hour è in testa alle classifiche di vari Paesi del mondo, e non potrei essere più fiera di me stessa.
 

Non posso credere che sia già il 28 giugno 2015. Mi sembra ieri che ero al concerto. È iniziato tutto un anno fa. Durante una serata indimenticabile. Abbiamo incontrato i One Direction ufficialmente altre due volte, la prima per la premiazione di un film, la seconda per collaborare alla creazione di Nobody Gets Alive. Nel video ci sono anche loro, e forse è anche per questo che ha spopolato sul web. A volte ci vediamo per cenare insieme o per fare delle chiacchierate, e siamo diventati grandi amici. Coi 5 Seconds Of Summer, invece, ci incontriamo più spesso. Usciamo tutti insieme e ci divertiamo un casino.

Noi, gli 1D e i 5SOS stiamo pianificando un tour da fare insieme. Sarebbe fantastico, una rivoluzione dal punto di vista dello spettacolo.
Tengo in mano la penna e la tamburello con nervosismo sul tavolo. 
«Cosa volete?» domanda Benjamin, contando i soldi che sono nel suo portafoglio.
«Mh… Io prendo un caffè macchiato» dico io.
«Cappuccino!» fa Sara.
«Anche io voglio un cappuccino» aggiunge Michela.
«A me puoi prendere un milkshake?» domanda Mara. «Al caffè, eh»
«Anche a me» dice Chiara.
«Io prendo come Nat…» commenta Eleonora. 
Da quando viviamo in Inghilterra, Nat è diventato il mio soprannome. Tranne che per Sara, che continuerà a chiamarmi Nani per tutta la vita.
Adesso, il nostro inglese è molto migliorato, e inoltre vivere qui è molto più utile per il lavoro.
«Ok, quindi: due macchiati, due milkshakes al caffè e due cappuccini… Vado e torno!»
«Starbucks?» chiedo.
«Starbucks!» risponde lui, sorridendomi. Poi esce dalla porta.
«Ragazze, avete bisogno di una mano?» domanda John, il ragazzo che ci aiuta a scrivere le canzoni. Ci ha aiutate per un sacco di testi, ma questa è una mia sfida personale.
«No, grazie!» rispondo velocemente, per evitare che qualcuna possa obiettare.
Ripenso a degli avvenimenti della mia vita importanti che potrebbero essere uno spunto.

E BAM. Eccolo.
«I love you to the moon and back!». 
Le parole di Zayn ritornano chiare nella mia mente come se fosse lì.
«TO THE MOON AND BACK!» esclamo.
«Cosa?» domanda Mara, alzando la testa dal suo foglio.
«Sì! Non suona bene? To the moon and back!» ripeto.
«In effetti, non è male! Sì, mi piace!» dice Chiara.
E poi, il resto viene da sé. Le parole scorrono nella nostra mente fino alle dita, che scrivono velocemente sui fogli.

Ci siamo organizzate così: ognuna scrive qualcosa, poi leggiamo le idee e le uniamo, cercando rime e parole con un bel significato.
Era questo, quel che mancava.
La scintilla.
Quel qualcosa che è già nella tua mente, ma che non riesci a trovare.
Che si trova in quell’angolino del tuo cervello, e tu sai che c’è, ma non riesci a scavare così tanto a fondo per riuscire a tirarlo fuori.
Ecco cos era, quella cosa che mi tartassava da tanto tempo.
Avevo già pronti il titolo della canzone e il suo ritornello. 
Solo che non lo sapevo.
Scriviamo per qualche minuto, e quando Benjamin arriva noi siamo sempre a buttare giù idee su idee. 
«Ah! Vi siete sbloccate, finalmente! Questi sono i vostri caffè. Mi dovete dodici sterline e venticinque» dice, poggiando i tipici bicchieri di carta del negozio sul tavolo dove stiamo lavorando. Prendo il mio, soffio dalla piccola imboccatura sul tappo e ne sorseggio il contenuto dolce e forte. Mi rimette in sesto e mi fa procedere più velocemente.

Alla fine, dopo vari minuti e caffè, smettiamo di scrivere. Abbiamo sei versioni diverse per il ritornello. Le guardiamo, le leggiamo ad alta voce e, alla fine, le mettiamo insieme.
Vengono fuori delle frasi piuttosto carine. Secondo Benjamin e John, sono molto profonde e ci calzano a pennello.
Sono molto soddisfatta del nostro lavoro. Prendo la chitarra e inizio a strimpellare qualche accordo. Dopo circa dieci minuti, trovo quel che mi serve. Faccio sentire ciò che mi è venuto in mente, ed ognuna inizia ad esercitarsi col proprio strumento.
Dopo due ore, siamo in sala registrazione, pronte per cantare.