La super fan fiction di Natalia - Parte 10

La super fan fiction di Natalia - Parte 10

Io e Sara siamo sedute sul comodo divano di pelle nera della sala di aspetto dello stabilimento della Syco Italia.
Stiamo aspettando di incontrare Simon, che ha chiesto esplicitamente di vedere solo noi due, senza mamma.

Tamburello sul bracciale del divano, mentre Sara fischietta.
La stanza è enorme, ma completamente vuota. È luminosa e una parete è interamente di vetro. Ogni singolo rumore rimbomba, persino il fievole suono delle lancette che girano. Sono le undici e sette minuti. Sentiamo dei passi dirigersi verso di noi. Capisco che non è Simon perché il rumore è quello di tacchi. Ci giriamo, ed appare una donna di circa trent’anni dai capelli mossi e scuri, vestito nero , tacchi e occhiali dello stesso colore. Assomiglia tanto a Veronica alias Zayn nel video di Best Song Ever.

«Ciao ragazze, sono Anne e sono l’assistente di Simon Cowell» dice, con un accento vagamente americano. «Simon vi riceverà fra poco. Intanto potete accomodarvi nel suo ufficio. Prego, seguitemi!»
Ci alziamo e la salutiamo. Lei ci precede, apre una porta e ci accompagna in un lungo e largo corridoio. È pieno di gente che va e viene, che ci urta e che nemmeno ci chiede scusa. 

Si ferma davanti ad una porta bianca. «Bene… Siccome Simon parlerà in inglese, io vi faro da traduttrice»
Annuiamo, poi lei apre la porta. La stanza è un semplice ufficio. Le pareti sono bianche. A destra della porta c’è un grande armadio nero, pieno di libri e cianfrusaglie. Davanti ad esso, una scrivania di vetro con tre sedie, una dietro e due davanti ad essa.
Ci accomodiamo, mentre Anne si mette in piedi accanto alla sedia di pelle che ospiterà Simon.
Mi guardo intorno, col cuore in gola.
I ragazzi ci hanno menzionato e ci seguono, ci stanno pubblicizzando e, per quando odi quando i ragazzi pubblicizzano qualche cantante, non posso fare a meno che essere felice.

Dopo qualche minuto, la porta si apre, e Simon ci appare davanti. Dice qualcosa, e Anne traduce.
«Scusate per il ritardo, ma avevo una riunione. Piacere, io sono Simon!»
«Io sono Sara»
«E io Natalia»
Gli stringiamo la mano, poi lui si mette a sedere. «Mamma mia, in Italia fa tantissimo caldo, d’estate!» dice, togliendosi la giacca.
«Eh già…» gli faccio eco io.
«Bene, ragazze. Ho visto alcuni vostri video e devo dire che, wow, mi avete molto impressionato… E sapete che non è molto semplice impressionarmi…»
Noi ridacchiamo. In effetti, è proprio così: Simon Cowell è uno dei giudici più severi del mondo.
«Ma devo dire, ragazze, che voi sembrate già professioniste! Avete un manager, o una casa di registrazione…?»
«No. Abbiamo registrato a casa…» dice Sara.
«Wow! Ragazze, davvero, siete veramente molto brave! Beh, vi andrebbe di firmare un contratto con noi?»
«Certo! Sarebbe il nostro sogno!» esclamo io, saltando sulla sedia.
Lui ci spiega che ha già trovato un manager che appartiene alla Modest! Management. Faccio una smorfia: non riesco a sopportarla, la Modest!. Ma per ora, non possiamo far altro che accettare. Il contratto con la Modest! scadrà nel 2020, come ci spiega Simon. Ci spiega quello che le due agenzie (la Syco Music e la Modest! Managementent) fanno, e poi ci presenta il manager. È un uomo di trentadue anni, Benjamin Hooks. È alto e magrolino, occhi azzurri e capelli neri. È vestito con una maglietta marrone dell’Hard Rock Cafe di Houdston, un paio di jeans scuri e delle Converse bianche. Ha un pizzetto scuro sotto le labbra e le lentiggini sulle guance. Ha uno sguardo molto dolce. Si presenta e ci chiede se abbiamo deciso se accettare o meno. Ci pensiamo su, leggiamo i due contatti, cercando possibili clausole. 

Il mio occhio cade su “La Modest! Management avrà il diritto, in alcuni casi, di intervenire nella vita dei clienti”. So cosa intende dire quella scritta. Vuol dire “Se Sara e Natalia stanno insieme, la Modest! Management troverà due ragazzi maschi alle due per evitare che i fan smettano di seguirle.”
Ma, siccome sono sicura di essere etero, questo non può avvenire, decido di accettare. Sara fa lo stesso. Firmiamo il foglio e io mi sento realizzata.

Porgiamo uno dei due fogli a Simon, che ci sorride. A Benjamin diamo l’altro.
«Bene! Questo è ufficialmente il vostro primo giorno di lavoro!» dice, con la sua voce bassa.