Uno strano giorno

Leggi la storia di Jess!

Come ogni mattina, alle ore 7.40 mi ritrovo davanti alla scuola con alcuni amici. Tutti siamo ansiosi per il voto della verifica di matematica che abbiamo svolto l’altra settimana, e nessuno ha voglia di fare ginnastica le prime ore della giornata.

 Suona la campanella, ci cambiamo in spogliatoio e andiamo in palestra. Stranamente la professoressa ci manda a correre in giardino in pantaloni corti e canottiera. Dopo dieci minuti ancora non ci dice di smettere. Passano anche venti minuti e invece di “fischiare” STOP, ride maleficamente dicendo: “ Correre, correre ragazzi! Correre all’infinito! Mua-ah-ah-ah!!! ”.

E così ci ritroviamo alle ore 9.00 tutti sudati, con un inizio di broncopolmonite, che tentiamo di continuare il riscaldamento mentre la prof. se ne sta seduta all’ombra con una cuffia a forma di lupo e una pelliccia grigetta.

Fino alle 10.00 siamo stati costretti a questa tortura, e chiunque ha provato a camminare o a fermarsi per allacciarsi una scarpa, è stato rincorso dall’insegnante che ululava come una pazza, immedesimandosi perfettamente nel suo “costume”.

Finalmente al termine della seconda ora ci lascia liberi di morire, e andiamo subito a bere tutta l’acqua disponibile nei rubinetti della scuola prima che finisca.

Quando torniamo in classe sono già le 10.35, ma la professoressa di italiano non è ancora arrivata. Lei che è ossessionata dalla puntualità, purtroppo è in ritardo. Alla fine decidiamo di chiedere al bidello se per caso è ammalata. Ma il bidello oggi ha degli strani denti appuntiti e indossa un ampio mantello nero. Come risposta alla nostra domanda ci mostra con molta tranquillità una sagoma sotto la sua scrivania, dicendo che stamattina non riusciva a dormire perché aveva più fame del solito, quindi si è nutrito della prima persona che ha visto passare per il corridoio. I più coraggiosi, me compresa, spostano il tavolo e lì, distesa e con degli ampi graffi su braccia e gambe, giace inerte la nostra insegnante. Vi giuro che era morta stecchita.

Alcuni di noi scappano gridando, altri accusano il bidello, il quale ritiene di avere ancora fame. Addenta perciò la mia compagna di banco, che crolla a terra svenuta.

Cerchiamo soccorsi, ma tutte le aule del primo piano sono vuote e in disordine, come se gli studenti fossero improvvisamente impazziti e poi misteriosamente scomparsi.

Saliamo le scale. Su otto aule, in una ci sono 22 studenti imbalsamati e 2 professori in lacrime e incapaci di parlare, nell’altra c’è una festa in maschera: impossibile richiamare l’attenzione. Le altre sono deserte.

Ritorniamo quindi nella nostra stanza, e ritroviamo la classe dimezzata. Anche il bidello e il corpo della professoressa non si trovano più. Aspettiamo quindi che passi l’ora sfogliando il registro, e notiamo numerose pagine strappate, mangiucchiate e con tracce di sangue.

Arriva l’ultima ora. Arriva la professoressa con le verifiche corrette. Al momento della consegna scopriamo che i voti sono scritti in un rosso secco…e l’insegnante ha incerottato l’indice destro e sinistro.

 Dopo cinque minuti apre la finestra e salta giù. Alcuni guardano di sotto, altri la vedono rientrare dalla porta con i compiti in classe in mano. Ciò si ripete per tutta l’ora: si butta dalla finestra e ricompare sulla porta contemporaneamente. Ogni volta è sempre più pallida e magra, finché l’ultima volta che si lancia in strada non rientra più.

L’ultima campanella suona. Poco dopo qualcuno annuncia all’altoparlante: “ SVEGLIATEVI RAGAZZI DELLA 3^E ! OGGI E’ HALLOWEEN  !!! ”

Solo allora capimmo. Era tutto uno scherzo!

Così il giorno dopo pianificammo una vendetta per coloro che ci avevano spaventati.

Ma il bidello e i tre professori questa volta sono scomparsi sul serio.

Nessuno li ha mai più rivisti da quel 31 ottobre 1964.

Dopo 50 anni, il preside li aspetta in paradiso con le buste sgualcite della paga ancora in mano.