La Fan Fiction di Halloween di Martina

Quella notte sognai, ma forse non era veramente un sogno il mio. Forse era il solo modo in cui il mio corpo, la mia mente in particolare, riusciva ad assimilare quello che ci era successo il quei giorni.

Un muro di mattoni di argilla, tenuti uno sopra l’altro dal cemento grigio, visibile alle estremità di ogni pezzo. C’era solo quel muro a metà tra l’arancione e il marrone chiaro. Guardai a sinistra: niente. Il buio infinito. A destra era la medesima cosa, solo il nero, che mi faceva accapponare la pelle. Sentii un brivido percorrere il mio corpo. Quella presenza era lì, lì con me. Mi voltai per guardare dietro di me: ancora il buio, però era diverso. In alcuni punti sembrava come il cielo poco prima dell’alba. Era più chiaro. Forse stava a significare che la speranza c’era ancora, che non ci si deve mai arrendere; che il bianco era nascosto, ma non scomparso. Mi accorsi che il chiarore aumentava man mano che si avvicinava al centro, e lì, una macchia bianca.

Ma che significa?

Mi voltai nuovamente. Il muro era al suo posto, fermo in quel mare di nero. Poi, all’improvviso, successe qualcosa di inaspettato. Fu tutto d’un colpo, come se un bambino un po’ troppo vivace avesse lanciato sul muro un barattolo di vernice. 

La parete si imbrattò di sangue, che scivolò dall’alto verso il basso velocemente, come acqua sospinta dal vento. Il sangue continuò a scorrere, ora più lentamente, fino a quando il muro non fu diventato completamente rosso e viscoso. Poi il liquido continuò il suo percorso sul terreno, trasformando quel nero in rosso. Arrivò velocemente ai miei piedi e mi sporcò le scarpe. Poi, inaspettatamente cominciò a salire lungo il mio corpo. Il contatto con il sangue mi fece salire il vomito. Era arrivato ormai fino al petto quando costatai che non potevo muovermi. Il sangue si era coagulato ed era duro come il cemento ora. 

−Aiuto!− urlai, con una voce che non era la mia. Non potevo fare nulla. Ero bloccato. Il sangue saliva e saliva. Continuava a salire sempre di più. Arrivò al collo, poi al mento e alla bocca, poi al naso, alle orecchie. Infine mi ricoprì gli occhi e quel bianco che era comparso si spense. Questa volta per sempre.

Guarda le news di Super!